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La città > Guida ai beni culturali

La limitata estensione della città ne consiglia la visita a piedi, aiutati da un ottimo servizio di mezzi pubblici (autobus, funicolari, battelli).
L’ideale è raggiungere la città in treno, anche se non mancano parcheggi e autosili per chi usa l’auto propria. Provenendo dalla stazione, per raggiungere il centro città, dove tra l’altro sono concentrati quasi tutti i monumenti, si può comodamente utilizzare la graziosa funicolare che effettua servizio di trasporto continuo (dalle 5.30 alle 23.00).

Da Piazza Cioccaro (termine della funicolare) si raggiunge brevemente Piazza della Riforma, in cui si trova Palazzo Civico. Il palazzo è stato costruito nel 1844 con l’intento di offrire una sede adeguata al Governo Cantonale; la Costituzione del 1814 prevedeva infatti l’alternanza, ogni sei anni, della capitale tra Bellinzona, Locarno e Lugano.
Dopo un tormentoso concorso, fu scelto il progetto dell’architetto milanese Giacomo Moraglia (1791-1861). Si trattò di un investimento cospicuo che comportò enormi sacrifici per i cittadini (ricordati peraltro in un’iscrizione sulla facciata “Fabbricato con i denari dei cittadini nel 1844”), ai quali si paventò però l’illusione che la scelta della capitale definitiva potesse eventualmente cadere sulla loro città. Quando nel 1890 Bellinzona divenne capitale, il Palazzo Civico, diventò sede fissa dell’Assemblea comunale, del Municipio e dell’Amministrazione.
Prima di entrare nella corte del Palazzo, alzando lo sguardo al frontone della facciata principale dell’edificio (che volge su piazza della Riforma) si possono ammirare quattro figure in atto di cingere l’orologio pubblico. Si tratta, partendo da sinistra, delle statue rappresentanti la Religione, la Concordia, la Forza e la Libertà, create da Francesco Somaini di Maroggia (1795-1855), uno tra i più conosciuti artisti dell’Ottocento lombardo.
In piedi, col capo avvolto da raggi, nell’atto di annientare le tenebre dell’errore con la luce della verità, ecco rappresentata la Religione: con la mano sinistra regge il globo, mentre con la destra, un crocefisso ed un calice. La figura è avvolta in un manto, immagine della profondità del soggetto.
La seconda opera allegorica rappresenta la Concordia. L’immagine che ci appare è quella di una figura seduta, vestita sobriamente. Nella mano destra reca uno scudo – simbolo della concordia – mentre nella sinistra stringe una “paterna”, emblema della santità dei suoi vincoli.
Al centro del frontone del palazzo, troneggia lo stemma della città con la scritta “LUGA”, opera dello scultore Monzini di Clivio.
Al lato destro dello stemma, anch’essa in posizione seduta, ed idealmente in contrapposizione rispetto alla statua della Concordia, appare l’allegoria della Forza. Il capo della statua è circondato di alloro – premio per gli eroi – mentre ai suoi piedi, è posto un leone, simbolo della forza per antonomasia.
Chiude l’insieme di statue allegoriche quella della Libertà, rappresentata da una figura dall’aspetto fiero alla cui base spunta un giogo spezzato.
Entrando nel Palazzo, sulla sinistra, lo sguardo si posa sull’imponente statua in marmo di Vincenzo Vela del 1848, lo “Spartaco”, uno schiavo a grandezza naturale in atto di liberarsi dalle catene che lo vincolavano, chiara allusione ai moti risorgimentali di liberazione in Italia.

Da Piazza della Riforma, si imbocca via Nassa e da qui si prosegue verso la piazza Bernardino Luini, ove si trova la Chiesa di S. Maria degli Angioli. Il fianco della chiesa chiude via Nassa, mentre la facciata – in blocchi di pietra con tre guglie sopra la falda del tetto – si affaccia direttamente sul lago. Anticamente annessa ad un convento di frati minori francescani, la chiesa accoglie il più famoso affresco rinascimentale svizzero, che occupa tutta la parete divisoria della navata: ”La Passione e la Crocifissione di Cristo”, eseguito nel 1529 da Bernardino Luini. Non ci si deve far ingannare dall’aspetto esterno della chiesa, semplice, sobrio, con facciata a capanna, sorretta da un tetto a capriate (come del resto prevedeva l’Ordine francescano); basta infatti varcarne la soglia per ricredersi: l’affresco del Luini campeggia trionfante all’interno della chiesa. L’opera si caratterizza per la grande vivacità della scena non limitata alle tre croci di Cristo e dei ladroni, ma arricchita da gruppi di soldati a cavallo o intenti a giocarsi le vesti del Cristo a dadi, dalle pie donne che sostengono la Vergine, dalle figure della Maddalena e San Giovanni.
La composizione della scena, severamente simmetrica, ma con una straordinaria presenza di pathos (anche e soprattutto nella ricchezza dei particolari), conferisce all’affresco l’aspetto di un maestoso arazzo, da gustarsi poco alla volta seduti in uno dei banchi in fondo alla chiesa. Altri gioielli d’arte della chiesa sono il dipinto dell’”Ultima Cena” sulla parete sinistra della navata (che accoglieva in origine il refettorio dei padri) e l’affresco della “Madonna con Gesù Bambino” e “San Giovannino”, collocati sulla parete orientale della prima cappella laterale, anche
questi opera del Luini.

Usciti nuovamente in piazza, alla destra della chiesa (guardando la facciata), oltre la scalinata che costeggia la Funicolare degli Angeli e la struttura del Grand Hotel Palace, si imbocca la via Adamini che, in leggera salita, porta alla piazza di Loreto (raggiungibile anche dalla via omonima) che merita una visita per il complesso di Santa Maria di Loreto.
La chiesa, eretta nel 1524, presenta una facciata movimentata da un portico barocco a cinque arcate, sopra il quale si trova la Sala della Confraternita di San Carlo. Il campaniletto fu aggiunto negli anni 1632/33, mentre nel 1728 la chiesa fu ampliata verso oriente con l’aggiunta della cappella della santa casa, copia fedele di quella conservata presso l’omonimo santuario di Loreto. All’esterno, la facciata sopra il portico presenta cinque finestre con quattro scene affrescate. Nel giardino, davanti alla chiesa, è presente una piccola fontana con una figura bronzea raffigurante San Francesco d’Assisi, opera di Pietro Borsari.
Si noti poi il recinto laterale: cimitero degli acattolici nell’Ottocento.

La nostra visita della città prosegue ripartendo da Piazza della Riforma dove, grazie ad un porticato si giunge in via Canova. Da qui si prosegue fino ad incrociare Corso Elvezia; verso la metà della via, sulla destra, si trova il Museo d’Arte Cantonale (vedi Reference Book sezione “musei”). A pochi passi dal museo si apre quindi Piazza S.Rocco con l’omonima Chiesa di San Rocco. Eretta nel 1592 sulla preesistente chiesa di San Biagio, venne consacrata nel 1602.
In seguito ad una terribile pestilenza che aveva colpito Lugano tra il 1512 e il 1527, i suoi abitanti, desiderosi di rendere omaggio a San Rocco, il santo di Montpellier noto per avere operato miracolose guarigioni d’appestati in gran parte d’Italia, chiesero che venisse costruita una cappella, da adibire a lazzaretto durante i periodi di peste. Questa richiesta, rimasta vana, fu rinnovata nel 1528, quando un’altra pestilenza colpì il borgo. In quello stesso anno si decise di dare avvio ai lavori, ma la chiesa potè essere realizzata solo alla fine di quel secolo, dopo parecchie interruzioni.
San Rocco, la cui vicenda umana è illustrata nel ciclo degli affreschi all’interno della chiesa, nacque a Montpellier nel 1235 da famiglia di stirpe reale. Durante il XIII secolo divenne noto per le sue miracolose guarigioni e quando egli stesso fu attaccato dal morbo, ebbe come unico amico un cane che gli stette accanto lambendogli le piaghe e portandogli del cibo. È dunque per questo motivo che spesso il santo viene raffigurato accanto ad un cane.

Da Piazza San Rocco, attraverso via Canova, si giunge facilmente in Piazza Alessandro Manzoni e quindi a Palazzo Riva. Edificio rettangolare di tre piani e mezzo, con portici al pian terreno e finestre tardobarocche definite da grandiosi timpani del primo quarto del Settecento. Nel piano nobile: tre balconi dalle ringhiere in ferro battuto. Sulla volta della scala interna: tre affreschi di divinità olimpiche. Palazzo Riva è oggi sede principale della Banca BSI.

Da Piazza Manzoni, percorrendo via Magatti, si raggiunge Piazza Dante, punto di passaggio e nodo commerciale della città. Qui troviamo la Chiesa di S. Antonio Abate. I lavori di edificazione iniziarono nel 1633 e terminarono nel 1651, ma solo fra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII fu terminata anche la parte interna dell’edificio.
Originariamente la chiesa era unita al collegio dei Padri Somaschi, divenuto liceo cantonale nel 1852. Nel 1908 furono demoliti gli edifici dell’annesso liceo e fu aperta la via Magatti, lungo il fianco est della chiesa. Anche la sagrestia fu distrutta, per poi essere ricostruita a fianco del coro. Sulla volta dello stesso spicca la “Glorificazione di Sant’Antonio” di G. Antonio Petrini (1730), artista molto attivo a Lugano nel Settecento, autore anche delle tre pale nelle cappelle laterali.
Nel 1923 fu posata una lapide sulla facciata neobizantina della sagrestia a ricordo di Alessandro Manzoni che fu allievo al collegio dei Somaschi per due anni, dal 1796 al 1798.

Prima di concludere la visita alla città è d’obbligo la visita all’opera più significativa dell’arte contemporanea luganese: la sede della ex Banca del Gottardo (1982-88) che si allinea lungo viale Stefano Franscini, continuazione di via Pretorio, nei pressi di Piazza Dante per una lunghezza di circa 130 metri e figura tra i più imponenti edifici realizzati in Ticino: Mario Botta ha quasi immaginato quattro torri triangolari in pietra, ognuna delle quali si sviluppa attorno a una hall centrale a tutta altezza che si conclude in alto con un lucernario.

Approfittando della funicolare che vi riporterà alla stazione ferroviaria, consigliamo di scendere alla fermata intermedia (o salire a piedi lungo via Cattedrale o la Salita Chiattone – entrambe nei pressi di Piazza Cioccaro) per ammirare la Cattedrale di San Lorenzo che completerà il vostro tour nella città ticinese. Dedicata a San Lorenzo, patrono della città, la chiesa ha origini protomedievali. Risale al secolo XIII, ma venne in seguito rimaneggiata. Ha una facciata di forme rinascimentali a due ordini di lesene, senza coronamento (1517), ornata di tre bei portali con decorazioni di altissima qualità. Il portale di sinistra è chiamato “Portale degli uccelli”, decorato con volatili; quello di destra è detto “Portale dei giorni brevi” perché presenta tra le decorazioni un putto con i simboli della caducità e al centro, il “Portale maggiore”, denominato anche “Portale dei Santi”, coronato da un architrave con cinque medaglioni contenenti busti di santi. Nell’asse mediano spicca un grande rosone all’interno di una cornice quadrata con quattro putti negli angoli. L’interno, scarsamente illuminato, si presenta con una navata centrale e due laterali – sulle quali si aprono diverse cappelle per lo più barocche – un coro quadrangolare con affreschi illusionistici dei fratelli Torricelli e il maestoso altare maggiore eseguito alla fine del Seicento su disegni di Andrea Biffi. Le opere più antiche della cattedrale sono rappresentate da affreschi un pò dovunque, purtroppo non perfettamente conservati.

Musei

Dai musei d'arte a quelli storici, dalle mostre temporanee alle collezioni permanenti fino a realtà espositive veramente particolari: la regione di Lugano è costellata da innumerevoli spunti per l'arricchimento personale e culturale di ognuno di noi.

Monumenti storici

Il nostro territorio possiede un patrimonio straordinario che attende solo d'essere scoperto e riscoperto. Edifici religiosi e laici, sculture e antiche dimore disseminati in tutto il Sottoceneri narrano la storia di una regione che sa offrire gioielli architettonici di grande valore.

Gallerie d'Arte

Innumerevoli occasioni di visita in gallerie private che promuovono artisti internazionali e locali. Un modo per conoscere e far conoscere l'arte nelle più diverse espressioni.

Biblioteche

Sin dal passato insostituibili per la conservazione delle testimonianze scritte, ai nostri giorni le biblioteche rappresentano anche entità in grado di offrire documenti su altri supporti mediatici che la carta: il passato e il presente si compenetrano per farci capire la realtà attuale.